All'inizio del corso vi avevo chiesto quale parola o frase può essere associata all'idea di gioco. Vi chiedo di ripetere l'esercizio. Si tratta, per così dire, di evidenziare la dimensione valutativa. Le vostre prime associazioni sono tutte on line, pubblicate come commenti all'apposito post. Se ora le associazioni rimangono le stesse il corso ha solo confermato modi di pensare e vedere che avevate già. Se ci sono dei cambiamenti, forse sono emersi nuovi significati e questa può essere l'occasione per individuarli. Mi rendo conto che come meccanismo valutativo è parziale e discutibile, ma forse può fornire un primo feedback complessivo tanto a ciascuno di voi quanto a me. La missione è quindi molto semplice: quale parola o frase associate, al termine del corso, all'idea di gioco?
Si tratta quindi di 1. pubblicare come commento a questo post la vostra associazione, 2. specificare se è diversa da quella precedente, 3. indicare il vostro nome o nickname, 4. indicare il gruppo di appartenenza.
All'inizio del corso le mie definizioni di gioco erano:1) Il gioco è utile per abituare/ insegnare ai bambini come bisogna comportarsi nella società (Giochi di Ruolo) e per alleviare i momenti di stress.
2) Il gioco dovrebbe essere mirato ad aiutare l'integrazione e l'apprendimento.
Alla fine del corso: aggiungerei che il gioco è una fondamentale tappa dello sviluppo multidimensionale, delle norme sociali, di socializzazione, di messa in discussione di se stessi e di divertimento. La mia associazione non è cambiata, ma si è accresciuta.
Rigiocalo...
...imparare a rigiocare
sabato 3 novembre 2012
domenica 28 ottobre 2012
Missione otto.
Munari: fare un albero.
Sempre proseguendo sulla scia tracciata da Munari, abbiamo realizzato, partendo dal foglio ricevuto, un piccolo albero di carta. C’è chi ha scelto di realizzare un prodotto bidimensionale, chi invece ha scelto di realizzare un prodotto tridimensionale.
missione sette.
Munari: il gioco dei puntini.
Munari: Ispirandoci ad una delle sue opere, siamo invitati, partendo una rosa di punti ad unirli creando le immagini più disparate.
venerdì 19 ottobre 2012
Missione sei
Empatie digitali.
La missione consiste in una appendice digitale che ci permette di condividere emozioni e risultati del gioco. Come concordato, vi chiedo:
1. Di realizzare un vostro account su Flickr (http://www.flickr.com/). Non è certo difficile, ormai su questo siete esperti.
2. Di accedere all'album dove sono pubblicati on line tutti i ritratti (http://www.flickr.com/photos/giovanni_neri/sets/72157626707434677/), ritrovare il ritratto da voi scelto (sono numerati da 1 a 57, vi avevo raccomandato di segnarvi il numero), e riportare come commento le frasi che avevate già formulato.
3. Di segnalare, con un commento a questo post, la realizzazione della missione, indicando nickname, anno/gruppo, numero del ritratto e possibilmente copiando l'indirizzo del ritratto.
1) Account Flickr : Papisha.
2) Foto scelta: N° 19 (http://www.flickr.com/photos/giovanni_neri/5850361236/in/set-72157626707434677)
Commento:Che noia farmi le foto!!! Tanto mi metterò sempre nella mia solita posa plastica, che assumo ogni volta che qualcuno deve fotografarmi. Questa volta devo spedirla al mio fidanzato che deve credere che io sappia lavorare a maglia, e perciò sia in grado di adempiere ai lavori e ai miei doveri femminili. Ho persino comprato un nuovo vestito e un nuovo capotto per fargli notare che sono al suo status a livello famigliare ed essere così accettata come moglie. Uffi!! ma secondo lui se sapevo lavorare a maglia buttavo il gomitolo a terra!!!!
1) Account Flickr : Papisha.
2) Foto scelta: N° 19 (http://www.flickr.com/photos/giovanni_neri/5850361236/in/set-72157626707434677)
Commento:Che noia farmi le foto!!! Tanto mi metterò sempre nella mia solita posa plastica, che assumo ogni volta che qualcuno deve fotografarmi. Questa volta devo spedirla al mio fidanzato che deve credere che io sappia lavorare a maglia, e perciò sia in grado di adempiere ai lavori e ai miei doveri femminili. Ho persino comprato un nuovo vestito e un nuovo capotto per fargli notare che sono al suo status a livello famigliare ed essere così accettata come moglie. Uffi!! ma secondo lui se sapevo lavorare a maglia buttavo il gomitolo a terra!!!!
Missione cinque
Leggere i racconti del binomio fantastico.
1. GOMITOLO IL GATTINO SCRIVANO
C’era una volta una bambina che aveva un gattino di nome Gomitolo. La bambina andava a scuola e il gattino era costretto a giocare da solo, con i numerosi giochi che la sua amata padroncina gli aveva comprato. Una mattina la sua padroncina prima di andare a scuola dimenticò di spegnare il computer, Gomitolo lo notò. Mentre giocava da solo fece cadere la palla sulla tastiera del computer. La palla si bloccò, il gattino saltò sulla tastiera per recuperarla. Nel prenderla con le sue piccole zampine pigiò dei tasti. Poche ore dopo la bambina tornò a casa e andò al computer e trovò la parola Blog sul programma che aveva lasciato aperto. La bambina capì che era stato Gomitolo e da quel giorno decise di insegnargli a scrivere tante parole .
Da quel giorno Gomitolo diventò famoso scrivano.
Daisy Gruppo B II anno
C’era una volta una bambina che aveva un gattino di nome Gomitolo. La bambina andava a scuola e il gattino era costretto a giocare da solo, con i numerosi giochi che la sua amata padroncina gli aveva comprato. Una mattina la sua padroncina prima di andare a scuola dimenticò di spegnare il computer, Gomitolo lo notò. Mentre giocava da solo fece cadere la palla sulla tastiera del computer. La palla si bloccò, il gattino saltò sulla tastiera per recuperarla. Nel prenderla con le sue piccole zampine pigiò dei tasti. Poche ore dopo la bambina tornò a casa e andò al computer e trovò la parola Blog sul programma che aveva lasciato aperto. La bambina capì che era stato Gomitolo e da quel giorno decise di insegnargli a scrivere tante parole .
Da quel giorno Gomitolo diventò famoso scrivano.
Daisy Gruppo B II anno
Papisha: una storia carina, che apre la mente all'improbabile e alla casualità del fato... anche a pensare fuori dagli schemi della realtà.
2.PALLA FAMILY E BLOG
In un piccolo paesino canadese, tra le verdi colline e le cime innevate, un pomeriggio d'ottobre ritornò la curiosa famiglia Palla, che per lunghi anni era stata altrove. Tutti si chiedevano il motivo del ritorno, perché, rotolando giù dai monti, scomparvero improvvisamente. Era un luogo ormai dimenticato ma in passato tanto amato, per i meravigliosi paesaggi che si potevano ammirare. La famiglia era composta da mamma Palla, i gemelli Gol e Strike e l'ultima nata, Biglia. Mancava papà Ball, ripartito per New York dove si occupava della creazione di nuovi strumenti di comunicazione. Il suo sogno era, infatti, quello di portare nel suo paesino natale una grande novità, che lo avrebbe risollevato dal totale buio dell'abbandono. Qualcosa che poteva riconquistare le città vicine per spingerle a ritornare, apprezzandolo come un tempo. Il grande giorno arrivò. Mamma Palla, trepidante di gioia, accolse papà Ball, che non stava nelle pelle per raccontare le ultime avventure newyorkesi. Aveva qualcosa di veramente magico da proporre! Un nuovo modo di comunicare e conoscere tanta gente. Era Blog, uno spazio virtuale che ognuno poteva avere, una specie di diario personale dove annotare ciò che vuoi. Un giornale per parlare con gli altri e raccontarsi, utilizzando un semplice computer e aprendo la tua mente. Tutti accolsero con entusiasmo la grande novità, ognuno pensava che avrebbe giovato l'intero paese facendolo rinascere davvero. Tutti erano felici, si sentivano più liberi di esprimersi, meno soli e tristi. La famiglia Palla, gioiosa e soddisfatta, fece costruire diverse cabine sferiche, dove poter entrare e collegarsi facilmente con i paesi confinanti, attraverso il Blog dell'amicizia.
Trilly II anno gruppo B
Papisha:La storia è scritta in stile inglese e concorda con l'ambientazione, particolare che rende il racconto semplice da leggere e comprendere da un gruppo di bambini, ma li abitua comunque ai diversi stili letterari. Ottima idea per spiegare la nascita dei nuovi mezzi di comunicazione utilizzando la fantasia.
3.BIGHELLONANDO
Una volta Pelle,figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo.Tutti quanti vennero a galla per vedere il blog fatto da Pelle figlio di Apollo.
Nel blog c’erano belli,buoni,brutti e giocavano tutti.
Post, file e commenti parvero subito soddisfacenti e coinvolsero tutti i presenti.
Ad ognuno e in ogni momento parve subito il gioco più bello del mondo, che per quanto rotondo lo vissero tutti scrivendo,chattando,postando.
Puffetta gruppo B II anno
Papisha: Dal sapore leggero e divertente; leggendo abbiamo l'impressione di sapere già come finisce, ma a sorpresa la nota filastrocca cambia e ci diverte perché mette in discussione le nostre certezze. Complimenti alla fantasia e al coraggio di cambiare con successo una filastrocca famosissima!!
Missione extra (02)
Ho scelto entrambe le definizioni, dividendole in due file: definizione gioco e punto di vista dell'insegnamento perché entrambi interessanti.
sabato 13 ottobre 2012
Missione quattro Il binomio fantastico in chiave digitale
C’era una volta una Palla do colore nero. Tutti la prendevano in giro perché il Nero nel mondo della superstizione portava sfortuna. Palla abitava in un piccolo paese, quadrato e superstizioso.
Un bel giorno di primavera, stufa di questa situazione apre un blog. Il blog parlava della sua vita e di tutti i giochi divertenti che si potevano fare con lei e con qualsiasi palla.
Il blog ebbe un successo mondiale e diventò famoso attraverso gli sponsor, le ospitate televisive, le sagre del paese e i libri pubblicati. Palla era diventata ricca, famosa e ammirata da tutti. I concittadini per ricevere un po’ di prestigio dal successo di Palla, cambiò la logistica del paese da quadrato a sferico e ovunque spuntarono botteghe che richiamavano la sfera. La superstizione fu dimenticata.
Morale: La Palla attraverso il blog e il successo che ne derivò aveva cambiato la sua vita e il modo di pensare della gente del suo paese.
Provate anche voi a inventare nuove storie pescando due parole da un mucchio.
Provate anche voi a inventare nuove storie pescando due parole da un mucchio.
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